Innocuo Gentile: il tortino dal cuore tenero

Le domeniche sono strane. La domenica sono strana.
Un tempo la domenica pomeriggio mi riempiva di angoscia. Adesso niente più angoscia, adesso mi incazzo e basta, a partire dalle prime ore del mattino.
Oggi, poi, siamo andati all’esposizione dei Lego a Bertrange e non mi hanno fatta entrare perché era vietato l’ingresso ai cani. Ah, ah, ah… c’era Izzie con noi. Quindi io sono rimasta fuori assieme a lei. Dopodiché siamo andati in centro, volevamo fare un giro al mercatino di Natale, ma c’era troppa gente, per cui siamo tornati a casa. Una bella uscita, breve ma intensa. Però ho trovato un modo per risolvere il problema dei buchi sui collant di cashmere neri senza cambiarli né cucirli: è sufficiente prendere un eyeliner e colorare la gamba sotto, funziona alla perfezione.
Il sabato invece è figo.
Ieri, poi, è stato quasi magico. Ha nevicato, poco, ma ha nevicato. E ho cucinato un dolce, il che, più che magia, è un vero e proprio miracolo. Io che mi metto ai fornelli, giusto sotto Natale possono accadere queste cose. Isa cucina, mo’ nevica. E infatti…
E’ che c’era la giusta atmosfera: il freddo, i primi candidi fiocchi, l’albero di Natale (l’ho già fatto, sì, l’ho fatto il 25 novembre, e allora?), la casa calda e addobbata, le candele accese, il cane, Bonolis in TV, Daniele con un Lego nuovo… Non so, in tutto ciò che mi circondava c’era qualcosa di potente che mi ha spinta a preparare un dolce perfettamente in linea con tale irresistibile atmosfera. Un dolce freddo fuori e caldo dentro. Come il sabato. Come ieri. Come me, che sono fredda fuori e calda dentro, tranne quando ho la febbre.
Insomma, ho preparato un tortino al cioccolato con cuore ardente. Senza lattosio, è chiaro. Il mio tortino innocuo e gentile. E’ proprio così che lo voglio chiamare: Innocuo Gentile.
Ho trovato la ricetta sul web e l’ho adattata al Bimby. In realtà ho fatto un po’ col Bimby e un po’ senza. Ho iniziato senza, poi mi sono rotta e ho continuato col Bimby. In ogni caso, trovate la ricetta qui (ovviamente non ho usato il burro, ma della minarina 100% vegetale).
Questi tortini sono pazzeschi. Con quella crema calda che ti avvolge la lingua e ti ustiona il palato… Troppo buoni. Buonissimi. Anzi di più, perché senza lattosio.
Buonissimi. Innocui. Gentili.

Un weekend di successo

Con Izzie che si è aggiudicata il titolo di Junior Champion Luxembourg e Roy, il cane dei nostri amici, che ha fatto ancora di più risultando Best Of Breed (ovvero il migliore di razza), direi che l’esposizione non sarebbe potuta andare meglio di così. Ieri sera abbiamo festeggiato con carbonara e champagne, chiudendo l’interminabile serie di mangiate e bevute che ci ha accompagnati per tutto il weekend. Sono felicissima di aver trascorso gli ultimi due giorni con i nostri amici e il loro staffie, conosciuti appena l’anno scorso grazie alla passione cinofila che ci unisce. Oltre ad aver mangiato, bevuto e portato i cani allo show, abbiamo fatto una bella passeggiata tra boschi e campi nonché un giro turistico per Lussemburgo. Sono ripartiti stamattina e già mi mancano, fortunatamente un’altra amica verrà a trovarci nei prossimi giorni, quindi per ora non corro il rischio di sentirmi sola e abbandonata.

C’è molto movimento oggi in questo blog e tutti sappiamo perché. Il giveaway si è chiuso ieri e non ho ancora estratto il vincitore. Vi chiedo di pazientare solo un po’, dedicherò all’estrazione un post a parte e lo scriverò nelle prossime ore (al più tardi domani mattina). Abbiamo un sacco di cose da festeggiare, non a caso avevo scelto di far scadere il giveaway ieri, ovvero il giorno dell’esposizione, nella speranza di avere ancora un motivo in più per festeggiare con voi. Izzie mi ha regalato questo motivo in più rendendo perfetto il primo giveaway di Un’Italiana in Lussemburgo.

A tra poco…

Ma che fine ha fatto questa?

Qualcuno si starà chiedendo che fine abbia fatto. O forse no. Magari, dato il mio ultimo post, avrete pensato: “Non sarà mica stata bocciata all’esame di laurea…?”. No no, tranquilli, è andato tutto bene. Ho discusso egregiamente la mia tesi, proiettando un’ottima presentazione in PowerPoint preparata all’ultimo momento, e ho ottenuto il massimo dei punti. Tuttavia, mi è stato dato l’addio in perfetto stile Sapienza, cioè con un misto di indifferenza, disorganizzazione, noncuranza, ostilità, pseudo-accuse infondate, mancanza di rispetto e deliri di onnipotenza. Naturalmente non lo meritavo affatto, ma a qualcuno doveva pur capitare, ed è capitato a me. Ora, potrei raccontarvi nel dettaglio quello che è successo, però sarebbe come sparare sulla Croce Rossa, quindi non lo farò. Almeno per ora.

La mia permanenza a Roma è stata molto piacevole, eccezion fatta per il giorno precedente la discussione (avevo scelto un abbigliamento troppo casual e me ne sono resa conto solo la sera prima, per fortuna mia sorella mi ha salvata dall’imminente TSO prestandomi una scamiciata di velluto nero che mi calzava a pennello) e per le prime ore successive alla discussione (durante le quali l’immensa gioia dovuta al raggiungimento dell’obiettivo cui puntavo da oltre cinque anni era periodicamente affiancata da un acuto nervosismo provocato dagli avvenimenti di cui sopra). Ho trascorso un’intera settimana costantemente in compagnia, tra amici e famiglia, sono stata sempre in giro a mangiare e fare shopping e passeggiare e chiacchierare, non mi sono fermata un attimo. E’ stato davvero divertente e il ritorno in Lux mi ha gettata nella confusione più totale. Una confusione che credo sia quella dell’appena espatriato che ha davanti a sè un lungo periodo di lontananza da tutti coloro che conosce. La confusione di chi non sa da dove cominciare la propria nuova vita, tutta ancora da scrivere.

Vorrei far fruttare la mia laurea e gli anni di studio, ma il problema della comunicazione linguistica è un muro che si erge davanti a me, impedendomi di correre dall’altra parte. Qui non sei uno su sessanta milioni, qui sei uno su cinquecentomila, ed è facile che si ricordino di te. Come potrei presentarmi nel mio futuro posto di lavoro senza conoscere una parola di francese e con un inglese claudicante? Non farei certo una bella figura, probabilmente non mi assumerebbero e la mia faccia verrebbe associata a quella tipa italiana che non sa comunicare nemmeno nella lingua più internazionale del mondo. Magari sbaglio, ma non vorrei rischiare di giocarmi la professione, quindi probabilmente dedicherò i prossimi mesi a imparare il francese e migliorare l’inglese.

Ieri ho inviato una serie di email a diversi centri di lingua, da quelli più costosi a quelli più economici e, tra chi ha già chiuso le iscrizioni, chi organizza corsi solo per le aziende, e chi spara cifre improponibili, l’unica offerta da prendere in considerazione, per ora, sembra essere quella della YES academy: un corso intensivo di francese, della durata di 2 settimane (4 mattine a settimana), in un gruppo di 4-6 studenti, che inizierà lunedì prossimo. Il prezzo, nonostante sia il più basso di tutti i centri privati che ho contattato, è comunque parecchio elevato, considerando che comprende 24 ore di lezione: 520 Euro, iscrizione e materiale didattico inclusi. Be’, visto che ci sono, vi elenco le scuole di lingua a cui ho chiesto informazioni, non si sa mai, potrebbero essere utili a qualcun altro:

Il primo, l’INL, è finanziato dal governo, è molto economico e soddisfa ogni esigenza, solo che i corsi credo abbiano due sole date d’inizio l’anno, quindi se perdi il treno come me, poi devi aspettare mesi. I prossimi cominceranno infatti a gennaio/febbraio, sicuramente mi iscriverò, ma nel frattempo devo trovare qualcos’altro.

Comunque, fino ad ora non mi sono mai annoiata, il che è fondamentale, direi. E poi il nostro appartamento è troppo bello, lo stiamo arredando in maniera adorabile. Quando ero a Roma sono arrivati il divano, la televisione e alcuni mobili. Abbiamo ridipinto le pareti del salotto che, onestamente, avevano dei colori orribili. Da senape e salmone siamo passati a bianco e grigio. Mica a strisce, eh, quasi tutte le pareti sono bianche. Con il grigio, il divano nero a L e i mobili bianchi con vetrine dotate di led luminosi abbiamo creato, all’interno del salotto, un ambiente separato dal resto, totalmente dedicato al relax. Secondo me è bellissimo e molto accogliente. E’ difficile da descrivere, quando tutto sarà più in ordine scatterò delle foto e ve le mostrerò.

Poi ho scoperto di avere un’orchidea. Non lo sapevo. E pensavo stesse morendo, invece mi è stato spiegato che i rami si seccano, i fiori cadono, ma poi germogliano di nuovo e finché le foglie sono verdi, toniche e carnose va tutto bene. Ho comprato anche una Stella di Natale gialla, stupenda (d’altronde il suo vero nome è Euphorbia pulcherrima), piena di brillantini e stelline sulle foglie. Le nuove foglie non saranno sbrilluccicose, però, non avevo pensato nemmeno a questo. E poi, siccome credevo che l’orchidea stesse morendo e che quindi non fossi in grado di mantenere in vita una pianta, ne ho presa una grassa, una specie di cactus, da mettere come soprammobile nell’angolo relax dentro un vaso rosso. L’ho scelta un po’ a caso perché mentre mi aggiravo tra le piante pensando a quale sarebbe stata meglio sulla mensola sopra la TV, sento un gran fracasso, mi giro e vedo Daniele in posa da surfer. Dietro di lui, un paio di vasi rotti e, attaccata alla sua chiappa sinistra, una pila di altri dieci vasi che ondeggiava minacciosamente. Quindi ho afferrato l’ultima pianta grassa che avevo adocchiato prima del disastro e siamo andati a pagare. Più la guardavo e più mi chiedevo che cacchio di pianta avessi scelto, e invece il caro cactus è riuscito a sorprendermi. Sta benissimo sia nel vaso rosso che sulla mensola sopra la TV, è perfetto. Tutto merito della grazia elefantiaca di Daniele.

I primi amici che verranno a trovarci saranno in Lux domani sera. Anche loro hanno uno staffordshire bull terrier e domenica lo porteremo, insieme a Izzie, all’International Dog Show che si terrà alla Luxexpo. Il giudice è un allevatore inglese, incrociamo le dita. Lo scorso marzo c’era un tedesco che aveva dei gusti molto strani e incoerenti e, a giudicare dalle sue rotondità, voleva solo finire prima di pranzo. Incrociamo le dita, quindi, sia per noi che per i nostri amici, anzi soprattutto per loro, dato che macineranno 1.400 km per venire fin qui. Noi  intanto stiamo preparando fisicamente Izzie: corsa la mattina presto e tanta carne cruda. Si è asciugata un sacco e ha tirato fuori i muscoletti. Dovrei anche allenarla a camminare nel ring, a rimanere piazzata e a lasciarsi manipolare da altre persone senza far loro le feste, visto che la presento io, ma penso che mi ridurrò all’ultimo momento perché mi dimentico sempre. Improvviseremo.

Prima di salutarvi, vi ricordo che avete ancora tre giorni per partecipare al mio giveaway. Vi restano solo tre giorni. Solo tre giorni! Muahuahuahuahuah! Alors, au revoir et bonne chance à tous!

Domani mi laureo

Per la seconda volta. Mica avrete pensato che non sono laureata! Io sono già dottora e domani diventerò superdottora eccellente psicologa neuroscienziata.

Per diverse ragioni, nella mia tesi non ci sono ringraziamenti.

Però c’è qualcuno a cui voglio dedicare gli anni di studio e la passione profusa (poi parzialmente scemata, perché arriva sempre quel momento in cui l’università spegne anche i più piccoli barlumi di ambizione e vivacità che cercano disperatamente di sopravvivere).

Alla mia famiglia, che mi ha sostenuta nella mia scelta, nonostante tutto.

A Daniele, che con tenacia e amore vero mi ha fatto risalire la china, spalancando davanti a me i cancelli di un mondo diverso.

A Simona, che mi ha accompagnata nelle innumerevoli pause tra un’ora di studio e l’altra.

E a Clio, che è sempre stata con me quando ripetevo il materiale d’esame. Ripetevo a lei come fosse il professore. Lei pazientemente ascoltava, e puntualmente si addormentava.

Vi ripropongo un video che le ho dedicato a marzo, in occasione del primo anniversario della sua morte. Non ce l’ha fatta a concludere questo percorso insieme a me. Perderla mi ha profondamente cambiata e da quel giorno non sono stata più la stessa.

Domani mi mancherà…