Pizzicottine libere

Certi giorni la mia vita pare una puntata de I Simpson. Io sono un po’ Lisa un po’ Homer, Daniele è un po’ Bart un po’ Marge, Izzie è un po’ Maggie un po’ Piccolo Aiutante di Babbo Natale. E Mickey, il gatto della nostra vicina, è identico a Palla di Neve.

Ecco, mi è sembrato di essere nella puntata in cui Homer compra un’aragosta ma poi non ha il coraggio di cucinarla e le dà un nome. Pizzicotta. Solo che la mia coprotagonista non era un’aragosta, ma una cozza. Anzi, due chili di cozze.
Volevamo farci un sauté, ma le abbiamo ributtate in acqua. Nel torrente dietro casa. Fosse successo a Roma, sarei andata fino a Ostia, giuro, ma siamo in Lussemburgo e non ci sono alternative.
Gli animali hanno incredibili capacità di adattamento. Ci piace pensare che abbiano raggiunto la Mosella e quindi il mare.

E poi niente, non avevamo più la cena e abbiamo ripiegato su un filetto di salmone.

Innocuo Gentile: il tortino dal cuore tenero

Le domeniche sono strane. La domenica sono strana.
Un tempo la domenica pomeriggio mi riempiva di angoscia. Adesso niente più angoscia, adesso mi incazzo e basta, a partire dalle prime ore del mattino.
Oggi, poi, siamo andati all’esposizione dei Lego a Bertrange e non mi hanno fatta entrare perché era vietato l’ingresso ai cani. Ah, ah, ah… c’era Izzie con noi. Quindi io sono rimasta fuori assieme a lei. Dopodiché siamo andati in centro, volevamo fare un giro al mercatino di Natale, ma c’era troppa gente, per cui siamo tornati a casa. Una bella uscita, breve ma intensa. Però ho trovato un modo per risolvere il problema dei buchi sui collant di cashmere neri senza cambiarli né cucirli: è sufficiente prendere un eyeliner e colorare la gamba sotto, funziona alla perfezione.
Il sabato invece è figo.
Ieri, poi, è stato quasi magico. Ha nevicato, poco, ma ha nevicato. E ho cucinato un dolce, il che, più che magia, è un vero e proprio miracolo. Io che mi metto ai fornelli, giusto sotto Natale possono accadere queste cose. Isa cucina, mo’ nevica. E infatti…
E’ che c’era la giusta atmosfera: il freddo, i primi candidi fiocchi, l’albero di Natale (l’ho già fatto, sì, l’ho fatto il 25 novembre, e allora?), la casa calda e addobbata, le candele accese, il cane, Bonolis in TV, Daniele con un Lego nuovo… Non so, in tutto ciò che mi circondava c’era qualcosa di potente che mi ha spinta a preparare un dolce perfettamente in linea con tale irresistibile atmosfera. Un dolce freddo fuori e caldo dentro. Come il sabato. Come ieri. Come me, che sono fredda fuori e calda dentro, tranne quando ho la febbre.
Insomma, ho preparato un tortino al cioccolato con cuore ardente. Senza lattosio, è chiaro. Il mio tortino innocuo e gentile. E’ proprio così che lo voglio chiamare: Innocuo Gentile.
Ho trovato la ricetta sul web e l’ho adattata al Bimby. In realtà ho fatto un po’ col Bimby e un po’ senza. Ho iniziato senza, poi mi sono rotta e ho continuato col Bimby. In ogni caso, trovate la ricetta qui (ovviamente non ho usato il burro, ma della minarina 100% vegetale).
Questi tortini sono pazzeschi. Con quella crema calda che ti avvolge la lingua e ti ustiona il palato… Troppo buoni. Buonissimi. Anzi di più, perché senza lattosio.
Buonissimi. Innocui. Gentili.

Ricomincio da 0. Anzi, da -1.

E non sto parlando di gradi centigradi, altrimenti sarei scesa a -9, ovvero la mite temperatura che mi schiaffeggerà sabato sera quando tornerò finalmente a casa.
Eh sì, perchè in tutto questo tempo, cioè nell’ultimo mese, che non è poi molto ma per me è un tempo infinito che è passato solo grazie alla costante presenza dei miei amici e della mia famiglia, in tutto questo tempo, dicevo, sono stata in Italia nel disperato tentativo di porre rimedio ai danni provocati da alcuni medici di un ospedale lussemburghese che non nominerò qui per evitare uno scontro giuridico. Ciò non toglie che chiunque tenga alla propria salute e voglia conoscere nomi e cognomi, negligenze ed overtreatments, glieli rivelerò in separatissima sede se mi offrirà un caffè. Nel frattempo si pensava di rendere noto alla caisse de maladie che nel tale ospedale sono stati spesi INUTILMENTE migliaia di euro, e si pensava anche di avvertire il direttore sanitario del tale ospedale che si sono verificati degli avvenimenti abbastanza incresciosi che hanno portato alla paziente in questione (moi) nessunissimo beneficio ma, al contrario, tanta ingiustificabile sofferenza.
Un’italiana, felicemente divenuta Un’italiana in Lussemburgo nell’ottobre 2011, si è trasformata nell’arco di 2 settimane in Un’italiana in Lussemburgo in giro per gli ospedali e, dopo 2 mesi traumatici, in Un’italiana in Lussemburgo in Italia alla ricerca di medici competenti e con un briciolo di umanità. E così, dopo una brutta esperienza con un ex-superprimario italiano malato di Alzheimer e di enfisema polmonare che non faceva altro che chiedermi “Ma tu stai prendendo antibiotici?” “No, dottore, gliel’ho detto prima, ho finito il 2 gennaio” per prescrivermi alla fine un’ecografia vescico-PROSTATICA, sono approdata nello studio della mia fidata ginecologa che già solo consigliandomi un particolare prodotto è riuscita a farmi passare in dieci giorni i dolori che avevo da 2 mesi e mezzo, quando lassù al nord mi avevano dimessa dall’ospedale incriminato senza adeguata terapia. Ed è riuscita a farmi una diagnosi, quando lassù al nord avevano scritto “boh…?” o qualcosa di simile nella cartella clinica. Ed è riuscita a scovare un altro mostro dentro di me, che lassù al nord non avevano trovato. E ha prestato molta attenzione a un disturbo secondario che potrebbe essere più importante del previsto, quando lassù al nord mi avevano detto “Non hai niente, non ci pensare, fai altre cose, distraiti” dopo una rapidissima occhiata in direzione dell’ubicazione del famigerato disturbo fantasma (un nanosecondo a di’ tanto).
Cioè, sfigata io a capitare nelle mani di incompetenti alla mia prima esperienza ospedaliera lussemburghese. Anzi, proprio alla mia prima esperienza lussemburghese, perchè vi ricordo che ero appena arrivata e mi ero appena iscritta al corso di francese: 3 giorni di lezione e mi sono ritrovata in una stanza asettica insieme a una vecchia lussemburghese che parlava solo lussemburghese. Poteva capitarmi la stessa cosa in Italia (ritrovarmi in una stanza meno asettica con un’italiana che parla solo calabrese). Purtoppo, però, è capitato in Lux, e quando devi subire colonscopie, cistoscopie, laparoscopie, appendicectomie a sorpresa e dolci inserimenti di cateteri, il tutto in lingua straniera, e stando così male da non avere la forza di opporti, ti lasci trattare come una cavia che non capisce perchè ma si rassegna non riuscendo ad individuare una via di fuga. Se fosse successo in Italia, almeno avrei potuto tirare un vaffanculo liberatorio ogni tanto. Meglio di niente, voglio dire.
Comunque eccomi qui, quasi pronta a ripartire per ricominciare da -1, perchè nel frattempo sono peggiorata: quelle poche parole francesi che conoscevo e quel poco di accento che mi veniva naturale si sono volatilizzati insieme a quel minimo di sicurezza e all’enorme entusiasmo che mi avevano accompagnata in Lux alla fine di ottobre. Staranno tutti insieme da qualche parte. Magari nascosti in giardino, sotto quell’albero solitario su cui non si fermano a riposare nemmeno gli uccellini, visto che la loro casetta è tutta sgarrupata. Chiederò a Izzie di ritrovare il mio entusiasmo scomparso. Izzie, che non vedo da un mese e che ha risentito della mia nefasta presenza in quei giorni maledetti e con pazienza si è adattata al cambiamento di ritmi e di vita. Fortuna che ha un “papà” premuroso ed affettuoso e dei “nonni” fantastici.
E poi ricomincio da -1 perché torno in Lux con una carovana di paure, molte più di quante ne avessi all’inizio. Essendo finita in ospedale, non ho avuto modo di affrontare le sane paure iniziali e adesso a quelle se ne sono aggiunte altre decisamente meno sane e ricominciare sarà molto, molto più difficile per me e per tutti, purtroppo. Ma ce la faremo.
Tornerò con la Swiss. Mai provata prima d’ora. L’aereo fa scalo a Zurigo, e ho 50 minuti per prendere il volo successivo. Speriamo bene con il tempo che si prevede. Non voglio dormire sui panconi dell’aeroporto o per terra sopra il plaid della croce rossa. Se succede qualcosa, testimoni tutti, prenderò la Luxair per il resto della mia vita.
Quando partirò da Roma, sabato, ci saranno 3°C. Quando arriverò a Lussemburgo, ci saranno -9°C. Poi dici perchè uno si ammala così facilmente. Però, cazzo, non mi poteva venire un raffreddore? Un’influenza con una bella bronchite? Due settimane a letto e passa la paura. Ma a noi le cose semplici non piacciono e allora vai col P.I.D. provocato da biiip e biiip con altri disturbi singolari ma, credetemi, scarsamente sopportabili, ancora da verificare. Purtroppo da verificare in Lux. Paura, eh?
Lo ammetto. Tanta, tanta paura, anche e soprattutto di altre cose che vanno al di là delle questioni mediche.
Comunque, ecco. Riparto da -1, ma stavolta, ve lo prometto, supererò il livello zero e mi preparerò ad una salita lenta, graduale e possibilmente lineare.
Sarete con me?

Ma che fine ha fatto questa?

Qualcuno si starà chiedendo che fine abbia fatto. O forse no. Magari, dato il mio ultimo post, avrete pensato: “Non sarà mica stata bocciata all’esame di laurea…?”. No no, tranquilli, è andato tutto bene. Ho discusso egregiamente la mia tesi, proiettando un’ottima presentazione in PowerPoint preparata all’ultimo momento, e ho ottenuto il massimo dei punti. Tuttavia, mi è stato dato l’addio in perfetto stile Sapienza, cioè con un misto di indifferenza, disorganizzazione, noncuranza, ostilità, pseudo-accuse infondate, mancanza di rispetto e deliri di onnipotenza. Naturalmente non lo meritavo affatto, ma a qualcuno doveva pur capitare, ed è capitato a me. Ora, potrei raccontarvi nel dettaglio quello che è successo, però sarebbe come sparare sulla Croce Rossa, quindi non lo farò. Almeno per ora.

La mia permanenza a Roma è stata molto piacevole, eccezion fatta per il giorno precedente la discussione (avevo scelto un abbigliamento troppo casual e me ne sono resa conto solo la sera prima, per fortuna mia sorella mi ha salvata dall’imminente TSO prestandomi una scamiciata di velluto nero che mi calzava a pennello) e per le prime ore successive alla discussione (durante le quali l’immensa gioia dovuta al raggiungimento dell’obiettivo cui puntavo da oltre cinque anni era periodicamente affiancata da un acuto nervosismo provocato dagli avvenimenti di cui sopra). Ho trascorso un’intera settimana costantemente in compagnia, tra amici e famiglia, sono stata sempre in giro a mangiare e fare shopping e passeggiare e chiacchierare, non mi sono fermata un attimo. E’ stato davvero divertente e il ritorno in Lux mi ha gettata nella confusione più totale. Una confusione che credo sia quella dell’appena espatriato che ha davanti a sè un lungo periodo di lontananza da tutti coloro che conosce. La confusione di chi non sa da dove cominciare la propria nuova vita, tutta ancora da scrivere.

Vorrei far fruttare la mia laurea e gli anni di studio, ma il problema della comunicazione linguistica è un muro che si erge davanti a me, impedendomi di correre dall’altra parte. Qui non sei uno su sessanta milioni, qui sei uno su cinquecentomila, ed è facile che si ricordino di te. Come potrei presentarmi nel mio futuro posto di lavoro senza conoscere una parola di francese e con un inglese claudicante? Non farei certo una bella figura, probabilmente non mi assumerebbero e la mia faccia verrebbe associata a quella tipa italiana che non sa comunicare nemmeno nella lingua più internazionale del mondo. Magari sbaglio, ma non vorrei rischiare di giocarmi la professione, quindi probabilmente dedicherò i prossimi mesi a imparare il francese e migliorare l’inglese.

Ieri ho inviato una serie di email a diversi centri di lingua, da quelli più costosi a quelli più economici e, tra chi ha già chiuso le iscrizioni, chi organizza corsi solo per le aziende, e chi spara cifre improponibili, l’unica offerta da prendere in considerazione, per ora, sembra essere quella della YES academy: un corso intensivo di francese, della durata di 2 settimane (4 mattine a settimana), in un gruppo di 4-6 studenti, che inizierà lunedì prossimo. Il prezzo, nonostante sia il più basso di tutti i centri privati che ho contattato, è comunque parecchio elevato, considerando che comprende 24 ore di lezione: 520 Euro, iscrizione e materiale didattico inclusi. Be’, visto che ci sono, vi elenco le scuole di lingua a cui ho chiesto informazioni, non si sa mai, potrebbero essere utili a qualcun altro:

Il primo, l’INL, è finanziato dal governo, è molto economico e soddisfa ogni esigenza, solo che i corsi credo abbiano due sole date d’inizio l’anno, quindi se perdi il treno come me, poi devi aspettare mesi. I prossimi cominceranno infatti a gennaio/febbraio, sicuramente mi iscriverò, ma nel frattempo devo trovare qualcos’altro.

Comunque, fino ad ora non mi sono mai annoiata, il che è fondamentale, direi. E poi il nostro appartamento è troppo bello, lo stiamo arredando in maniera adorabile. Quando ero a Roma sono arrivati il divano, la televisione e alcuni mobili. Abbiamo ridipinto le pareti del salotto che, onestamente, avevano dei colori orribili. Da senape e salmone siamo passati a bianco e grigio. Mica a strisce, eh, quasi tutte le pareti sono bianche. Con il grigio, il divano nero a L e i mobili bianchi con vetrine dotate di led luminosi abbiamo creato, all’interno del salotto, un ambiente separato dal resto, totalmente dedicato al relax. Secondo me è bellissimo e molto accogliente. E’ difficile da descrivere, quando tutto sarà più in ordine scatterò delle foto e ve le mostrerò.

Poi ho scoperto di avere un’orchidea. Non lo sapevo. E pensavo stesse morendo, invece mi è stato spiegato che i rami si seccano, i fiori cadono, ma poi germogliano di nuovo e finché le foglie sono verdi, toniche e carnose va tutto bene. Ho comprato anche una Stella di Natale gialla, stupenda (d’altronde il suo vero nome è Euphorbia pulcherrima), piena di brillantini e stelline sulle foglie. Le nuove foglie non saranno sbrilluccicose, però, non avevo pensato nemmeno a questo. E poi, siccome credevo che l’orchidea stesse morendo e che quindi non fossi in grado di mantenere in vita una pianta, ne ho presa una grassa, una specie di cactus, da mettere come soprammobile nell’angolo relax dentro un vaso rosso. L’ho scelta un po’ a caso perché mentre mi aggiravo tra le piante pensando a quale sarebbe stata meglio sulla mensola sopra la TV, sento un gran fracasso, mi giro e vedo Daniele in posa da surfer. Dietro di lui, un paio di vasi rotti e, attaccata alla sua chiappa sinistra, una pila di altri dieci vasi che ondeggiava minacciosamente. Quindi ho afferrato l’ultima pianta grassa che avevo adocchiato prima del disastro e siamo andati a pagare. Più la guardavo e più mi chiedevo che cacchio di pianta avessi scelto, e invece il caro cactus è riuscito a sorprendermi. Sta benissimo sia nel vaso rosso che sulla mensola sopra la TV, è perfetto. Tutto merito della grazia elefantiaca di Daniele.

I primi amici che verranno a trovarci saranno in Lux domani sera. Anche loro hanno uno staffordshire bull terrier e domenica lo porteremo, insieme a Izzie, all’International Dog Show che si terrà alla Luxexpo. Il giudice è un allevatore inglese, incrociamo le dita. Lo scorso marzo c’era un tedesco che aveva dei gusti molto strani e incoerenti e, a giudicare dalle sue rotondità, voleva solo finire prima di pranzo. Incrociamo le dita, quindi, sia per noi che per i nostri amici, anzi soprattutto per loro, dato che macineranno 1.400 km per venire fin qui. Noi  intanto stiamo preparando fisicamente Izzie: corsa la mattina presto e tanta carne cruda. Si è asciugata un sacco e ha tirato fuori i muscoletti. Dovrei anche allenarla a camminare nel ring, a rimanere piazzata e a lasciarsi manipolare da altre persone senza far loro le feste, visto che la presento io, ma penso che mi ridurrò all’ultimo momento perché mi dimentico sempre. Improvviseremo.

Prima di salutarvi, vi ricordo che avete ancora tre giorni per partecipare al mio giveaway. Vi restano solo tre giorni. Solo tre giorni! Muahuahuahuahuah! Alors, au revoir et bonne chance à tous!